Eco-Ansia, Eco-Lutto e Solastalgia: il cambiamento climatico e la salute mentale

Foto di una manifestazione con cartello "There is no Planet B"
Foto di una manifestazione con cartello "There is no Planet B"

Negli ultimi 20 anni c’è stato un aumento dell’attenzione ai cambiamenti climatici e ai loro effetti sulla nostra vita, sulla nostra società e sul nostro ambiente. Il cambiamento climatico ha effetti anche sulla nostra salute mentale. Malesseri come eco-ansia, solastalgia e eco-lutto oramai stanno riscuotendo una crescente attenzione nella comunità scientifica e clinica.

Effetti diretti e indiretti

Prima di tutto dobbiamo distinguere fra effetti diretti e indiretti del cambiamento climatico sulla nostra salute mentale.

Gli effetti diretti sono quelli causati da disastri naturali ed eventi metereologici estremi (es. inondazioni, incendi, trombe d’aria). Insorgono nel breve termine, solitamente durante e dopo l’evento e con il tempo possono rimettersi da soli o cronicizzarsi. Ad esempio, una persona potrebbe sviluppare PTSD.

Gli effetti indiretti, invece, sono quelli più a lungo termine, secondari, che possono però alimentare malesseri e psicopatologie. Ad esempio, la diminuzione delle risorse, l’emigrazione dovuta all’aumento delle temperature, quella dovuta per l’aumento dell’inquinamento in alcune aree. Tutti questi eventi, che si sviluppano più lentamente, possono logorare la salute mentale della persona e portare a sviluppare disturbi d’ansia o dell’umore, come la Depressione Maggiore.

Reazioni acute e croniche

Accanto alle dimensioni di diretto/indiretto, abbiamo anche le dimensioni acuto/cronico.

Una reazione acuta ad un evento legato al cambiamento climatico può avvenire, ad esempio, durante un evento meteorologico estremo o un disastro ambientale. Quindi è una reazione quasi immediata all’evento stesso.

Una reazione cronica, invece, è più legata a qualcosa a lungo termine, come lo stress che si può generare quando si nota il profondo cambiamento subito dal panorama.

Solastalgia, Eco-Ansia e Eco-Lutto: le differenze

Le parole in Psicologia sono molto importanti e anche i termini utilizzati per descrivere un qualcosa. Alcuni si sono posti il problema di capire come meglio definire questo malessere psicologico legato al cambiamento climatico.

Coffey e colleghi (2021), nella loro revisione della letteratura, hanno mostrato come questa miscela emotiva abbia assunto diversi nomi nel tempo. Di questa quantità, i più quotati sono tre: Eco-Ansia, Eco-Lutto e Solastalgia. Ma questi nomi definiscono la stessa cosa?

In realtà no.

Comtesse e colleghi (2021) hanno cercato di dare dei confini precisi ai tre malesseri.

Solastalgia

Si riferisce al senso di desolazione, distacco e lutto in risposta alla perdita di luoghi importanti. È una nostalgia di casa, anche se si è ancora a casa (Albrecht et al., 2007).

Si instaura nel momento in cui vi è un cambiamento irrevocabile dal paesaggio a cui si è connessi, come accade, ad esempio, dopo un’alluvione o un incendio di grande portata.

Eco-Ansia

È definita dall’American Psychological Association come “reazione emotiva di preoccupazione per il destino del mondo”.  È una risposta emotiva all’incombere degli effetti del cambiamento climatico, associato a sentimenti come: incertezza, impotenza, perdita di speranza. (Comtesse et al., 2021)

Molti studi ci suggeriscono che l’eco-ansia sia per lo più una risposta adattiva, che porta a aumentare i propri comportamenti pro-ambiente; tuttavia, se questa preoccupazione si fa troppo grave o debilitante può diventare maladattiva e portare allo sviluppo di un disturbo d’ansia (Clayton & Karazsia, 2020)

Eco-Lutto

Racchiude sia la Solastalgia che l’Eco-Ansia e si spinge un po’ più oltre, andando ad abbracciare varie altre risposte psicologiche al cambiamento climatico.

Per parlare di Ecolutto dobbiamo parlare di lutto e per parlare di lutto, dobbiamo parlare di perdita.

La Perdita è definita come la: “riduzione di risorse tangibili o intangibili, nelle quali c’è stato un investimento emotivo“. Solitamente è legato alla malattia o la morte, in realtà può essere legato anche a una relazione, il lavoro, la casa e, nel nostro caso, all’ambiente attorno a noi.

Secondo Cunsolo ed Ellis (2018) esistono tre tipi di perdite che possono far sviluppare un eco lutto.

  1. Perdite ecologiche fisiche presenti o passate: scomparsa, degrado o estinzione di specie, paesaggi o ecosistemi dati da eventi climatici estremi o anche cambiamenti ambientali graduali;
  2. Perdita di conoscenze ambientali: danno all’identità personale e culturale costruita attorno alle caratteristiche e le conoscenze dell’ambiente circostante;
  3. Anticipazione delle perdite future: si riferisce a quel lutto che si instaura con l’aumento della consapevolezza di quante specie, paesaggi, ecosistemi e modi di vivere si potranno perdere nel futuro a causa del cambiamento climatico.

Questi autori, quindi, definiscono l’eco-lutto come: “il lutto provato in relazione all’esperienza diretta o all’anticipazione di perdite ecologiche, incluse le perdite di specie, ecosistemi e il panorama, dovuto a cambiamenti ambientali acuti o cronici”.

Ragazza che guarda l'oceano
Foto di Pete Linforth da Pixabay 

Chi è più soggetto?

La revisione della letteratura di Coffey e colleghi (2021), in linea con Comtesse e colleghi (2021), ha evidenziato come i soggetti che subiscono maggiormente l’impatto emotivo del cambiamento climatico sono:

  • Giovani fra i 18 e i 35 anni
  • Donne
  • Chi ha a cuore le problematiche ambientali
  • Chi si sente più connesso con la natura per ragioni culturali o spirituali
  • Chi si identifica come persona che ha una profonda relazione con la natura
  • Persone che hanno subito fisicamente il cambiamento climatico (eventi estremi)
  • Ricercatori che si occupano di argomenti che ruotano attorno al cambiamento climatico (clima, natura, biologia ecc.)
  • Persone che lavorano o fanno sport a contatto con la natura (es. contadini, forestali, alpini, scalatori ecc.).

Le risposte vanno dalle più funzionali, che portano poi a motivare la persona ad agire contro il cambiamento climatico, fino a risposte disfunzionali e disabilitanti.

Come Affrontarlo?

Molti studi sottolineano come le persone con eco-ansia, eco-lutto o solastalgia possano trovare benefici in moltissime attività, che dipendono molto anche dall’intensità e gravità del malessere.

Farò qui un elenco delle attività maggiormente consigliate.

attività a contatto con la natura

Si parla per lo più di attività meditative e di mindfulness a contatto diretto con la natura, come il Forest Bathing o l’Earthing. Il Forest Bathing (o bagno di foresta) consiste nel passeggiare in mezzo alla natura proiettando l’attenzione agli stimoli attorno a noi, al come ci sentiamo e di cosa stiamo facendo esperienza. L’Earthing, invece, è l’avere un contatto fisico con la natura (es. mettersi a piedi nudi sul terreno) che può essere fatto ovunque, dal parco cittadino, alla spiaggia al bosco.

Attività di Mindfulness nella vita quotidiana

Piccole attività che prendono pochissimo tempo e che ci ancorano nel “qui e ora” e che possono abbassare i nostri livelli di ansia. Ad esempio, prendere tre profondi respiri. È il prendersi un momento durante la giornata per apprezzare ciò che si sta facendo, le azioni che si stanno compiendo.

Attività pro-ambiente

Prendere parte a gruppi e iniziative a beneficio dell’ambiente può essere di gran sollievo soprattutto a chi soffre di eco-ansia. Possono essere anche iniziative personali, come ad esempio raccogliere rifiuti mentre si sta passeggiando in natura.

Importanza delle attività già si svolgono

Può essere importante per la persona rendersi conto di tutte quelle attività che già svolge e che riducono il proprio inquinamento. Ad esempio, stendere i panni piuttosto che utilizzare l’asciugatrice, chiudere l’acqua quando ci si lava i denti, spegnere le luci nelle varie stanze vuote… sono una serie di attività che molti di noi compiamo, ma che non ne comprendiamo in pieno il grande valore per l’ambiente.

Percorso con lo psicologo

L’eco-ansia e l’eco-lutto stanno avendo sempre più attenzione da parte degli specialisti. Per fare un esempio, il presidente dell’Ordine Nazionale degli Psicologi ha scritto questo articolo su Repubblica nell’agosto del 2022, per poi parlarne di nuovo nei mesi successivi. La problematica quindi esiste, è riconosciuta e lo Psicologo può creare un percorso su di voi, le vostre problematiche, la vostra vita e la vostra persona che possa aiutarvi nella gestione del problema. Tale percorso può aiutarvi a utilizzare al meglio gli strumenti sopracitati, trovarne di nuovi, oppure prendere parte a gruppi e iniziative promosse da psicologi.


bibliografia e sitografia

  • Coffey, Y., Bhullar, N., Durkin, J., Islam, M. S., & Usher, K. (2021). Understanding Eco-anxiety: A Systematic Scoping Review of Current Literature and Identified Knowledge Gaps. The Journal of Climate Change and Health, 3, 100047. https://doi.org/10.1016/j.joclim.2021.100047
  • Comtesse, H., Ertl, V., Hengst, S. M. C., Rosner, R., & Smid, G. E. (2021). Ecological Grief as a Response to Environmental Change: A Mental Health Risk or Functional Response? International Journal of Environmental Research and Public Health, 18(2), Art. 2. https://doi.org/10.3390/ijerph18020734
  • Cunsolo, A., & Ellis, N. R. (2018). Ecological grief as a mental health response to climate change-related loss. Nature Climate Change, 8(4), Art. 4. https://doi.org/10.1038/s41558-018-0092-2

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.